mercoledì 15 gennaio 2014

Il tempo, la strada e il libro.

Il tempo, la strada e il libro. 


Già pubblicato 24 ottobre 2011



I nostri menhir.

Verrà il tempo che i menhir ritti da millenni nelle campagne di tutta Europa non saranno più in pietra fredda e grigia, ma saranno totalmente sostituiti da terminali collegati in rete neurale.

A pensarci bene questa velocissima rivoluzione che ha sconvolto in soltanto 10.000 anni la superficie della terra è già avvenuta, dal primissimo intervento dell’uomo sulla superficie della terra al ormai onnipresente personal computer.
E’ il personal computer, ultima grande rivoluzione della comunicazione, che abbinato ad una rete telefonica, ha già cominciato a modificare la nostra coscienza rendendola ancora più collettiva, questa sinergia tra rete e grande elaborazione di dati qualunque essi siano sta iniziando a ridisegnare tutto.

 Una nuova interpretazione del luogo piazza è sotto i nostri occhi, il fenomeno dei social network ci vede contemporanei ad una evoluzione che può dare le vertigini e chi non la coglie nelle sue immense capacità di connessione e che ne sarà accantonato o dannato.

Da questa immensa rivoluzione, che se ne tragga solo male o solo bene sta proprio a noi sceglierlo, anche se credo che i giochi siano già stati fatti, non possiamo starne fuori; in tutti i modi ne saremo coinvolti o marginalmente o completamente, vedi la primavera araba.

E la rete la nostra agorà, la rete ha già distrutto lo spazio tra i soggetti avvicinando le idee ora è il momento del tempo.

Esisterà solo l’adesso, il tempo nel comunicare con la rete è istantaneo quindi non esiste più, le conoscenze sono ormai tutte in rete, i libri, la musica, i musei, le matematiche,  i dati delle transazioni, anche i soldi, non equivalgono più ad un metallo nobile l’oro ma solo al clic sulla tastiera.

Pensate che tutto quello che è in rete è a nostra disposizione, la rete è ormai la nostra suprema protesi mentale,  la nostra mega coscienza collettiva.

A brevissimo saremo tutti connessi e tutti potremo far sapere dove, come, quando, e tutto nello stesso tempo senza barriere od ostacoli, nemmeno i paesi più “schivi” potranno più opporsi alla valanga di dati della rete che cadrà dai satelliti sui terminali di tutti.

Chi ha l’accesso ad un terminale, che poi potremo chiamare anche iniziale, già da ora può rendere noto a tutti il suo pensiero il suo stato il luogo dove si trova dove va e con chi e come, insomma tutte le sue preferenze.

La distanza tra di noi è annullata la connessione è totale non ci resta che arrenderci a questa nuova situazione dei rapporti umani, potremmo rischiare  l’anarchia delle comunicazioni e del sapere.
Magari questa supposta anarchia del sapere non è altro che il sapere assoluto, senza gerarchia e alla portata di tutti, la libertà della conoscenza senza limiti o restrizioni.

Magari, attenti, perché ogni qualvolta si gioisca per una libertà acquisita ecco che un nuovo pretendente si affaccia sulla porta del sapere e inizia a recintare e mettere paletti a voler far pagar pedaggi ed in un attimo ci si ritrova a maledire quel momento di distrazione, chi cosa quando, non sappiamo nemmeno bene noi.

La partecipazione alla totalità degli avvenimenti della rete è digitale cioè  remota e non locale, la forza del numero dei partecipanti connessi tra di loro è nell'adesione alle idee allo scambio e al loro rinnovamento in funzione dei cambiamenti velocissimi della civiltà binaria.

La partecipazione agli avvenimenti remoti deve poi assolutamente dare origine ad una serie di comportamenti locali che saranno presenti capillarmente sul territorio delle varie comunità e questo è il vero risultato del nuovo villaggio globale.

Solo uniti.