mercoledì 26 marzo 2014

“ L’energia più pulita è quella che non viene prodotta”.

L'energia alternativa migliore? Quella che non si produce

Lo ha ribadito Steven Chu, premio Nobel per la fisica, al Verona Efficiency Summit, dove si è parlato di nuove tecniche per ridurre i consumi

 di Denis Rizzoli


Questo è il contributo più importante del Premio Nobel per la Fisica Steven Chu (nella foto) durante il Verona Efficiency Summit, forum internazionale sulle politiche di efficienza energetica che si è tenuto mercoledì a Verona. È proprio la lotta agli sprechi il tema che ha radunato politici, imprenditori ed esperti all’evento di punta dello Smart Energy Expo, la prima fiera internazionale della green economy che terminerà domani. Il pensiero guida dalla giornata lo riassume David Sandalow, ex sottosegretario all’Energia del primo governo Obama: “ Non c’è nessuno strumento per proteggere il pianeta migliore dell’efficienza energetica”. 

Il tema della riduzione degli sprechi è infatti un argomento sempre più centrale, specialmente in periodo di crisi: “ la Confindustria stima che interventi di smartness nel periodo 2014-2020 potrebbero portare a un incremento della domanda di 50 milioni di euro”, spiega l’ingegnere Giovanni Lelli, commissario dell’ Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente. È sulla stessa lunghezza d’onda il senatore Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria del Senato: “ L’idea dell’efficienza energetica ci affascina perché gli effetti sulla tutela ambientale possono essere alti e l’effetto moltiplicatore sul Pil può essere maggiore rispetto agli incentivi sulle produzioni da fonti rinnovabili” .

Scenari inediti resi accessibili soprattutto grazie alle nuove tecnologie: “ supercomputer oggi hanno una potenza mille volte superiore a un pc. Usandoli per studiare i venti, per esempio, siamo in grado di disegnare dei veicoli aerei per aumentare al massimo l’aereodinamicità e ridurre così i consumi di carburante”, racconta Sandalow
Sul fronte tecnologico, le suggestioni all’avanguardia non sono mancate. Per esempio, Massimo Gianfreda, di Siemens Italia, racconta di un progetto di microgrid realizzato assieme al campus universitario di Savona. “ È una rete autonoma, con un impianto fotovoltaico e eolico e una batteria per la microgenerazione locale dell’energia. Inoltre il sistema è intelligente e comanda i consumi energetici dentro gli edifici”. 

Per ridurre i consumi, il tema delle smart city diventa così centrale. Uno dei punti su cui concentrare gli investimenti sembrano essere infatti le città, zone molto critiche perché “ solo il 2% della superficie mondiale è costituito di aree urbane, ma consumano il 60% di energia e usano l’80% del gas”, ricorda Lelli. Per raccogliere questa sfida non bastano infatti solo i finanziamenti, ma è necessaria prima di tutto la formazione: “ non si possono avere città smart senza cittadini smart. Le città non sono luoghi in cui si prende lo stipendio e in cui vengono i turisti. Vanno ripensate come bene comune”, ammonisce Lelli. 

Per educare le persone a un consumo di energia più consapevoleClaudio Carnevale, presidente del consiglio d’amministrazione di Acotel, suggerisce una piattaforma molto innovativa: “ Pensiamo a una rete telefonica, simile a quella dei cellulari, che però interagisce con dei chip legati a un contatore energetico. In questo modo è possibile comunicare all’utente finale in tempo reale quali sono i suoi consumi e potrà orientare i suoi comportamenti. Si può creare così una cultura di massa su come noi usiamo e abusiamo della nostra energia”. 

Contrariamente al pensiero comune, l’Italia vanta un importante primato in questo ambito: “ l’Italia ha unconsumo energetico per unità di Pil inferiore alla media europea”, sottolinea Sandalow. Uno degli strumenti più citati durante l’evento come motore di questo risultato sono i certificati bianchi: titoli di credito rilasciati a seguito di interventi di efficientamento energetico. “ Ce li siamo inventato noi, in Italia, prima che venissero recepiti in Europa. Il prossimo obiettivo è ottenere un mercato europeo dei certificati bianchi”, spiega l’ingegnere Alessandro Ortis, membro del comitato scientifico di Smart Energy Expo, per cui l’abbattimento delle barriere all’interno dell’Ue è una meta fondamentale da raggiungere. “ Un sistema energetico efficiente e diffuso genererebbe una crescita aggiuntiva pari allo 0,5% di Pil. Per questo si deve lavorare molto sul creare regole comuni sul mercato energetico europeo. Basta pensare all’esempio più comune nella vita di tutti: la spina elettrica. In Europa non esiste ancora una presa di corrente unica”, sottolinea Ortis. 

Articolo tratto da http://www.wired.it/lifestyle/ sito consigliato.

martedì 25 marzo 2014

Capitolo VI: La devastazione dell’ambiente.



“È triste pensare che la natura parli e che il genere umano non la ascolti”.

Victor Hugo




Il saccheggio delle risorse del pianeta, l’abbondante produzione di energia e merci, gli scarti e altri rifiuti del consumo ostentato ipotecano gravemente le possibilità di sopravvivenza della terra e delle specie che la popolano.
Ma per lasciar libero corso al capitalismo selvaggio, la crescita non deve fermarsi mai. Bisogna produrre, produrre e riprodurre ancora.


È sono proprio quelli che inquinano che si presentano oggi come i salvatori potenziali del pianeta. 
Questi imbecilli dello spettacolo, sponsorizzati dalle multinazionali, cercano di convincerci che un semplice cambiamento delle nostre abitudini di vita basterebbe a salvare il pianeta dal disastro.
E mentre ci colpevolizzano, continuano senza tregua ad inquinare

l’ambiente e la nostra mente.
Queste povere tesi pseudo-ecologiche sono riprese all’unisono da tutti i politici corrotti a corto di slogan pubblicitario.
Ma si guardano bene dal proporre un cambiamento radicale nel sistema di produzione. Si tratta, come sempre, di cambiare qualche dettaglio perché tutto rimanga come prima.

sabato 22 marzo 2014

COMBINAZIONI ENERGETICAMENTE VINCENTI


Esemplificazione grafica di un impianto tipo.
La differenza fra una caldaia e una pompa di calore risiede nella modalità della produzione del calore stesso:  la caldaia, al massimo, può fornire il  calore che la quantità insieme al potere calorifico del combustibile consentono. La pompa di calore, viceversa, non ha limiti di questa natura rispetto alla energia immessa. Se si trovano temperature di funzionamento e fluidi adatti, la pompa può trasportare quantità di calore indefinitamente grandi a parità di energia elettrica utilizzata. Le pompe di calore possono quindi essere più convenienti rispetto a una caldaia.

GIOVANNI MOSCHIONI dal Sole 24 ORE

La pompa di calore è un “sistema” che sfrutta le caratteristiche di un ciclo termodinamico (ciclo di Carnot) per trasferire il calore da una “sorgente” a temperatura inferiore a un utilizzatore a temperatura superiore, realizzando quindi una trasformazione in senso inverso a quanto avviene in natura, ove il fl usso termico passa solo dalla temperatura superiore a quella inferiore. Il ciclo di Carnot è da molto tempo usato come ciclo “frigorifero”, più noto che il ciclo inverso “a pompa di calore”; è realizzato con compressori, scambiatori di calore e tubazioni, fa evolvere un fluido che compie una serie di trasformazioni di stato (principalmente evaporazioni e condensazioni) che consentonodi prelevare calore da un ambiente “freddo” e trasferirlo a un altro “caldo”. Si può immaginare il ciclo come composto da due fasi importanti (la condensazione e l’evaporazione) con due fasi accessorie (la laminazione e la compressione).

FASI PRINCIPALI

Nelle fasi principali, che hanno luogo all’interno di scambiatori di calore, avvengono le trasformazioni
chiave: nell’evaporazione il fl uido passa dallo stato liquido allo stato gassoso asportando calore dall’ambiente in cui è posto lo scambiatore, raffreddandolo. L’altra fase chiave è la condensazione: in questo caso è più arduo rappresentare il fenomeno con un esempio fi siologico; il fl uido uscito allo stato gassoso dall’evaporatore passa attraverso un compressore, dove acquista temperatura e pressione elevate e
successivamente viene raffreddato fi no a diventare liquido; il ciclo si completa con il ritorno nell’evaporatore previo abbassamento di pressione. Se si utilizza la bassa temperatura (avendo l’alta temperatura
come scarto), si ha una macchina frigorifera: se si usa il caldo e si scarta il freddo, abbiamo la pompa di calore. In molte realizzazioni il ciclo termodinamico può essere invertito: la stessa macchina può essere
utilizzata per la produzione di acqua calda oppure acqua fredda.

COME FUNZIONA LA POMPA DI CALORE

I sistemi a pompa di calore hanno una naturale vocazione per la climatizzazione degli ambienti: d’inverno, portano il calore dall’esterno all’interno (direttamente, come nel caso degli impianti a espansione diretta, oppure indirettamente, come nel caso di impianti a fan coil oppure a tutt’aria). D’estate, con ciclo contrario, portano il calore dall’interno all’esterno. Il punto chiave della questione, al di là di aspetti specialistici, è che la pompa di calore è un sistema che trasporta calore utilizzando una certa quantità di energia (assorbita dal compressore).
In generale, l’energia trasportata da un ambiente a un altro (tipicamente, negli impianti di climatizzazione, dall’esterno all’interno di un ambiente abitato) è ben superiore all’energia impiegata per il trasporto. Nel caso
della pompa di calore, si dispone di una macchina che trasporta calore in forma termica utilizzando l’energia che viene fornita tipicamente dalla rete elettrica. Questo signifi ca che, per l’utilizzatore fi nale, il comportamento è molto simile a quello di una caldaia, in cui si immette da un lato il metano, ottenendo dall’altro calore.
Il rapporto fra l’energia elettrica immessa per fare funzionare una pompa di calore e l’energia trasportata dipende da tantissimi parametri fra cui principalmente: • la temperatura a cui avvengono gli scambi termici (la temperatura dell’acqua che si deve usare per l’impianto di riscaldamento e la temperatura dell’ambiente esterno, piuttosto che del terreno o dell’acqua di falda);
• il tipo di fl uido utilizzato.

Questo rapporto di resa (COP: Coeffi cient Of Perfomance) è tipicamente superiore a 3 e raggiunge, in alcuni casi, valori anche superiori a 6 e più. Nel caso delle caldaie, il rapporto fra l’energia immessa attraverso il metano ee il calore ottenuto sotto forma di acqua calda è al massimo pari a 1.




giovedì 20 marzo 2014

Premio Smart City ed EGovernment

SMAU: assegnato all’ENEA il “Premio Smart City ed EGovernment” - L’ENEA smart village sperimenta il modello “Energy on demand”

20 marzo 2014 alle ore 15.51
In occasione della manifestazione dello SMAU, che si è concluso oggi a Roma,  è stato aggiudicato al  progetto “Smart Village” dell’ENEA  il “Premio Smart City ed eGovernment” nell’ambito dell’evento organizzato da ANCI sulle Smart Cities.
Il progetto vincente riguarda il dimostrativo di “Smart Village” in corso di realizzazione presso il Centro Ricerche ENEA di Casaccia, vicino Roma. Il progetto integra diverse funzionalità in grado di assicurare la gestione ottimale del Centro con l’obiettivo di sviluppare un modello integrato di servizi smart attraverso una gestione centralizzata. L’architettura dello “smart village” ha come infrastruttura di base il sistema dell’illuminazione pubblica, nel quale vengono integrati altri servizi smart, quali la gestione della mobilità interna e le reti di edifici a controllo remoto, il tutto gestito da una piattaforma integrata ICT localizzata in una cabina di controllo.
Si tratta di un’infrastruttura pilota di ricerca che permetterà, su basse sperimentale,  di qualificare servizi smart applicabili anche in un ambito più ampio, come quello urbano.  Per questo progetto si è partiti dalle tecnologie più innovative disponibili sul mercato, sulla quale sono state innestate funzionalità più avanzate, in particolare attraverso l’utilizzo delle tecnologie della computing intelligence.  Il tema comune di tutte le applicazioni è l’approccio “energy on demand”, cioè fornire energia e risorse dove e quando vengono realmente richieste, le diverse applicazioni dialogano con un sistema centrale di supervisione dello smart village che provvede a integrare i dati.
ENEA - Ufficio Stampa
www.facebook.com/Eneaufficiostampa


sabato 1 marzo 2014

CAPITOLI.Sulla servitù moderna. IV. V.

Capitolo IV: La merce 


“Una merce sembra a prima vista qualcosa di triviale e che si risolve in se stessa. La nostra
analisi ha dimostrato invece che è una cosa molto complessa, piena di sottigliezze
metafisiche e di arguzie teologiche”.

Il Capitale, Karl Marx



È dentro abitazioni anguste e lugubri che accumula le nuove merci che dovrebbero, 
secondo i messaggi pubblicitari onnipresenti, portargli la felicità perfetta. Ma più accumula 
merci e più si allontana la possibilità di essere felice. 

 “A che serve ad un uomo di possedere tutto
se perde la sua anima”. 
Marco 8:36 

La merce, ideologica per essenza, spoglia dal proprio lavoro chi la produce e dalla 
propria vita chi la consuma. Nel sistema economico dominante, non è più la domanda a 
condizionare l’offerta ma è l’offerta che determina la domanda. È così che nuovi bisogni 
sono creati periodicamente e vengono rapidamente considerati vitali dall’immensa 
maggioranza della popolazione: così per la radio, poi la macchina, la televisione, il computer 
e ora il telefonino. 
Tutte queste merci, distribuite in massa in un lasso di tempo molto limitato, 
modificano profondamente le relazioni umane: servono, da una parte, a isolare un po’ di più 
gli uomini dai loro simili, e dall’altra, a diffondere i messaggi dominanti del sistema. Gli 
oggetti che possediamo finiscono per possederci. 


Capitolo V: L’alimentazione 


 “Quel che è un nutrimento per uno è un veleno per l’altro”. 
Paracelso 



 Ma è proprio quando si alimenta che lo schiavo moderno illustra al meglio lo stato di 
decadenza nel quale si trova.

Avendo a disposizione un tempo sempre più limitato per 
preparare il cibo che ingurgita, è ridotto a consumare alla svelta quello che produce 
l’industria agro-chimica.

 Vaga nei supermercati alla ricerca dei surrogati che la società della falsa abbondanza 
gli concede. Anche in questo caso, ha solo l’illusione della scelta. L’abbondanza dei prodotti 
alimentari nasconde in realtà il loro degrado e falsificazione. Si tratta notoriamente di 
organismi geneticamente modificati, di un miscuglio di coloranti e conservanti, di pesticidi, 
di ormoni e altre invenzioni della modernità.

 Il piacere immediato è la regola del modo di alimentazione dominante, così com’è la 
regola di tutte le forme di consumo. E le conseguenze si vedono e illustrano questo modo di 
alimentarsi.

 Ma è di fronte all’indigenza dei più che l’uomo occidentale si rallegra della sua 
posizione e del suo consumo frenetico. Eppure, la miseria è ovunque laddove regna la società 
totalitaria mercantile.

 La scarsità è il rovescio della medaglia della falsa abbondanza. E in un sistema che 
erige la disuguaglianza a criterio di progresso, anche se la produzione agro-chimica è 
sufficiente per nutrire la totalità della popolazione mondiale, la fame non dovrà mai 
scomparire.

  “Si sono convinti che l’uomo, specie peccatrice per eccellenza, domini la creazione. Tutte le 
altre creature non sarebbero state create che per procurargli del cibo, delle pellicce, per 
essere martoriate, sterminate”. 
Isaac Bashevis Singer 

 L’altra conseguenza della falsa abbondanza alimentare è la generalizzazione delle 
fabbriche concentrazionarie e lo sterminio massiccio e barbaro delle specie che servono a 
nutrire gli schiavi. Qui sta l’essenza stessa del modo di produzione dominante. La vita e 
l’umanità non resistono di fronte alla sete di profitto di pochi. 

giovedì 13 febbraio 2014

CAPITOLI. Sulla servitù moderna. I. II. III.

Sulla servitù moderna.
DE LA SERVITUDE MODERNE, Jean-François Brient





Capitolo I: Epigrafe
“Il mio ottimismo si basa sulla certezza che questa civiltà sta per crollare.
Il mio pessimismo su tutto quello che fa per trascinarci nel suo vortice.”








Capitolo II: La servitù volontaria

“Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi”.


William Shakespeare


  La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Perché questa assurda  tragedia sia potuta accadere, prima di tutto è stato necessario sottrarre ai membri di questa classe ogni consapevolezza del proprio sfruttamento e della propria alienazione.

   Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una classe totalmente asservita ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo.
 Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi. Accettano senza fiatare la vita pietosa che è stata decisa per loro. La rinuncia e la rassegnazione sono le cause della loro disgrazia.
  Questo è il brutto sogno degli schiavi moderni che non chiedono, in definitiva, che di lasciarsi andare nella danza macabra del sistema dell’alienazione.


 L’oppressione si modernizza estendendo ovunque forme di mistificazione che consentono di occultare la nostra condizione di schiavi.

 Mostrare la realtà così com’è veramente, e non come viene presentata dal potere, costituisce la sovversione più autentica. 

 Solo la verità è rivoluzionaria.


Capitolo III: La pianificazione del territorio e l’ambiente 


“L’urbanistica è la presa di possesso dell’ambiente naturale e umano da parte del 
capitalismo che, sviluppandosi logicamente come dominazione assoluta, può e deve ora 
rifare la totalità dello spazio a propria immagine”. 

La Società dello Spettacolo, Guy Debord. 


Man mano che costruiscono il loro mondo con la forza del loro lavoro alienato,
l’ambiente circostante diventa la prigione nella quale devono vivere.
Un mondo squallido, 
senza odore né sapore, un mondo che porta in sé la miseria del modo di produzione 
dominante. 
Questo scenario è in perpetua costruzione.

Niente è stabile.

Il rifacimento permanente
dello spazio circostante trova la propria giustificazione nell’amnesia generalizzata e 
nell’insicurezza nelle quali devono vivere gli abitanti.
Si tratta di rifare tutto ad immagine del
sistema: il mondo diventa sempre più sporco e rumoroso, come una fabbrica.

Ogni frammento di questo mondo è proprietà di uno Stato o di un privato. Questo furto
sociale che è l’appropriazione esclusiva del suolo si materializza nell’onnipresenza dei muri, 
delle sbarre, delle recinzioni, dei cancelli e delle frontiere... sono il segno tangibile di questa
separazione che invade tutto.

 Ma parallelamente, l’unificazione dello spazio secondo gli interessi della cultura
mercantile è il grande obiettivo di questa triste epoca. Il mondo deve diventare un’immensa 
autostrada, razionalizzata all’estremo, per facilitare il trasporto delle merci.
Ogni ostacolo, 
naturale o umano, deve essere rimosso. 
 Gli insediamenti nei quali si ammucchia questa massa servile somigliano alla loro
vita: sembrano delle gabbie, delle prigioni, delle caverne.

Ma contrariamente agli schiavi o ai 
prigionieri, gli oppressi moderni devono pagare la loro gabbia.

 “Perché non è l’uomo ma il mondo che è diventato anormale”.

Antonin Artaud

SEGUE......





domenica 2 febbraio 2014

DE LA SERVITUDE MODERNE. I nuovi schiavi.


       DE LA SERVITUDE MODERNE, Jean-François Brient


Sulla servitù moderna è un libro e un film documentario di 52 minuti prodotti in modo del tutto indipendente (...) 
Lobiettivo centrale di questo film è quello di smascherare la condizione dello schiavo moderno nel quadro del sistema totalitario mercantile e di rendere visibili le forme di mistificazione che occultano questa condizione servile.